Biografia

In sala le luci sono quasi sempre spente. Lasciamo accesi soltanto i minuscoli led dei pedali. Ci piace vibrare, ascoltare senza guardare. Al buio i sensi funzionano meglio, i suoni sono più limpidi e vivi, il tocco più preciso. Al buio la fantasia lavora senza sosta. E in quei momenti abbiamo un'unica certezza. Che non moriremo mai. Dario e Laura.

Dario e Laura. Un'unico spirito incarnato in due corpi, un mostro a due teste dai modi gentili. Un'anima eterna che a questo giro terrestre ha scelto due veicoli biologici per compiere la propria missione. Laura come l'estensione femminile di Dario e viceversa. Un uomo e una donna nati lontani centinaia di km, con una vita confusa e senza senso. Lui immerso in un perenne trasloco tra Napoli, Bologna e Roma, sempre a inseguire i treni degli altri. Lei immobile e ferma in Abruzzo, in attesa del ricongiungimento con il suo alter ego, in attesa di un treno che non passa mai.

La Storia. Questa è una storia di amicizia eterna, sincera e silenziosa, non come quelle che raccontano nei film e nelle biografie. È una storia romantica, poco avvincente, senza colpi di scena, tradimenti, disagio o vita difficile. È una storia di profonda umanità e rispetto. È una storia di musica. È la storia di due ragazzi abruzzesi da poco risvegliatisi che hanno trovato la cura per le loro anime impaurite. Una storia positiva, in cui il lieto fine non è stato ancora scritto, ma di certo con un piacevole e dolce inizio. I Malati Immaginari nascono a ottobre 2019 dall’incontro di Dario e Laura. Batteria, percussioni, chitarra acustica e synth danno vita a un sound elettroacustico raffinato ed elegante.

Perché I Malati Immaginari ? Il nome della band è una “dedica” all’ipocondria che ha finora accompagnato le vite di Laura e Dario. Se l’amicizia è nata parlando di musica attorno a una birra, il loro legame si è cementificato da quando l’uno è spalla dell’altro e viceversa, fino a guarire completamente grazie alla loro musica.

Electro Folk Il sound de I Malati Immaginari nasce completamente acustico, grazie a un cajon e una chitarra. Un duo acustico, quindi? Sì, ma anche no. Aggiungi il synth, aggiungi una loop station, aggiungi il delay su ogni nota di chitarra, aggiungi un set ibrido di percussioni con piatti, timpano, pad, aggiungi tanti inserti elettronici, e ottieni il sound iMi. Dal vivo non hanno mai utilizzano basi di supporto, ma costruiscono il proprio muro di suono registrando le basi al momento stesso in cui stanno eseguendo il brano. Sono folk? No, ma anche sì. Sono electro? No, ma spesso sì.

Schiena contro schiena , l'EP. Il primo Ep di cinque brani è stato registrato all'Arte dei Rumori Studio di Napoli, prodotto da Silvio Speranza e missato da Giovanni Roma e Silvio Speranza. Il sound perennemente in bilico tra il ghiaccio dei synth e il sole della chitarra acustica, tenuti in perfetto equilibrio da rigurgiti tribali e ossessivi delle percussioni. La strada de I Malati Immaginari inizia alla vigilia delle chiusure. Con pochi live e un'intensa attività social, iMi hanno costruito il proprio seguito con con contenuti sempre aggiornati, con Instagram come diario di bordo, in attesa della riapertura dell'attività dal vivo. A febbraio hanno partecipato a L'ULTIMO CONCERTO, una iniziativa di sensibilizzazione nazionale promossa da 80 live club di tutta Italia, alla quale hanno aderito eroi come Manuel Agnelli, Subsonica, 99 Posse, Marina Rei e nomi "vecchi" e nuovi del panorama musicale italiano. I Malati Immaginari hanno partecipato e girato il proprio video in partnership con il Circolo Arci Futuro Imperfetto 2.0 di Pescara. L'evento è di fatto la prima uscita nazionale della band, con pubblicazioni su quotidiani come Il Messaggero e Repubblica, siti e riviste di settore come Rockit e Rolling Stone, oltre a servizi dedicati sulla stampa locale.

Laura Ex barista, ex guardia zoofila, ex qualcos’altro, futuro elicicoltore. Ma sui social, quel mondo magico in cui ognuno applica il proprio filtro preferito, Laura era ed è batterista presso iMi. Punto. La sua storia l’aveva già scritta. Bacchette ovunque, in faccia, nelle scarpe, nel bicchiere, sul portachiavi. I Radiohead come suoneria del cellulare. Laura vive di notte nella sua macchina del tempo ferma al 1997. La guardi e ti chiedi se l’hai già vista nell’Unplugged in New York o su MTV Brand New speciale Seattle. Una falsa timida, una di quelle che noti perché finge di nascondersi. Laura riusciva a dormire solo dopo un attacco di panico. Laura oggi dorme serena, tanto serena, perché suona nella sua band preferita. Laura è il muro su cui si appoggia Dario.

Dario Un mistero. Due lauree, conservatorio, due master, albo professionale, un curriculum formativo impeccabile, ma ha scelto di fare il venditore prendendo ordini da un ex spacciatore di borgata. Nato a Napoli, diventato uomo a Bologna e Roma, si è rifugiato nelle campagne abruzzesi nel 2018. Prima di conoscere Laura, non era altro che un ex cantante, ex violinista, ex giornalista, ex rappresentante, ex qualcos’altro ancora. Dario aveva venduto la musica, aveva venduto la strumentazione, la chitarra, l’amplificatore, aveva venduto l’anima in cambio di uno stipendio. Dario vive di notte, quando non c’è il coprifuoco. È uno di quelli che noti subito perché parla con tutti e ti fa venir sete di birra. Un finto estroverso, che tutti salutano ma che nessuno conosce. Dario non riusciva a dormire perché aveva paura di morire di malattie non diagnosticate. Dario oggi continua a non dormire, perché ancora non riesce a credere di essere il cantante della sua band preferita. Dario è il muro su cui si appoggia Laura.

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