About Love, War and Electricity

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LIFT Records ℗ 2021 - LP, CD, Download

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CD, 11/2021

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LP, 05/2022

 

“About Love, War and Electricity” gia disponibile su CD oggi si completa di una preziosa release in VINILE pronta a regalarci una tracklist con due inediti in aggiunta.

Terzo disco in studio firmato dal progetto
Flares on Film, prima uscita della neonata label LIFT Records che da subito denuncia una profonda distanza dallo streming privo di valore, gratuito in rete restituendo la possibilità di ascolto solo grazie al supporto pubblicato sia forma fisica che tramite acquisto digitale.


Dal romanzo di Melville, “Bartleby lo scrivano”, dove il protagonista si lascia morire senza dare alcun tipo di spiegazione. Si passa dunque, con sottile liquidità, al pensiero quotidiano di vivere il qui ed ora: lasciarsi andare senza troppo pensarci, senza chiedersi un perché, senza dare spiegazioni. Un invito a lasciare le redini della propria vita, andare alla deriva affidandosi solo al flusso della propria esistenza... nel bene e nel male.


Suoni digitali e programmazioni in stile synth master mantecati a partiture acustiche, di drumming, di archi, pochi intermezzi destinate alle chitarre e una coralità di voci, anche femminili, a testimoniare una certa pluralità di “controllo” che evidentemente riguarda ciascuno di noi.

In questa nuova edizione in vinile dell’album sono presenti due nuovi brani inediti.
“Control” è la chiave di lettura di tutto il concept. È un esplicito invito a lasciare le redini ossessive della nostra vita, un’apertura a confidare nel caos e nel disordine inevitabile. Un disordine che non è cattivo, ma che al contrario è piuttosto un ordine naturale delle cose, un ordine al di fuori di noi e che ci precede.
Un confidare nel futuro che non è buono o cattivo, ma semplicemente un futuro come cosa, un domani esistente che già per definizione è carico di possibilità.
E così, continuando,
“Control” ci esorta a fluttuare insieme ad un mondo inevitabilmente fluttuante e a prenderci meno sul serio confinati in un pensiero ortopedico di noi stessi. 
Il brano è scuro, quasi dark, una ballad oserei dire, ma intrisa di synth e ritmiche ballabili. Spicca su tutto la chitarra quasi spaghetti western con questi accordi pieni e imbevuti di riverbero senza fine, in stile Morricone. Il controllo di cui si parla è il nostro controllo di noi stessi sulle nostre vite e su tutto ciò che ci riguarda, quindi: “don't deny yourself the honor to lose control”. Perdere il controllo in un mondo fluttuante, vuol dire accordarsi con la natura e diventa un onore essere qui.

“40” è uno strumentale. Un brano quaresimale che prepara. Un brano di attesa e di respiro che posto in quel punto dell’album, un album che va ascoltato alla vecchia maniera, in ordine dei brani, prepara ad una fine. 

Flares on Film è un progetto che dalla periferia italiana sposta il suo baricentro dentro le pieghe di un sound anni 90 a tratti nu-soul, tra sfumature chill-out e industrializzazioni berlinesi che cercano la sospensione, unico leitmotiv capace di restituirci quel senso di impotenza quando appunto ci si lascia andare.

 

In rete il primo video ufficiale diretto da Luciano Parravicini


 

È “The Longest Distance” il primo estratto anche anticipato da SkyTg 24, video girato tra Tokyo e Bari, innestando momenti di notturna ricerca ad immagini metropolitane di repertorio. Due protagonisti, due linee forse parallele forse capaci di intersecarsi in un tempo che non è mai ben definito a priori. Staticità e dinamismo, come un binomio comune di luce e oscurità: “I just want to know if the best day of my life has already passed or is yet to arrive” - “vorrei sapere se il giorno migliore della mia vita è già passato o deve ancora arrivare”.

Ecco il secondo video ufficiale diretto da Angelo Petracca

“The Eyes” secondo estratto del disco presentato in anteprima da Sentire & Ascoltare (www.sentireascoltare.com). Nel video diretto da XVIIII la danzatrice Giusy Cirillo, diretta nel movimento scenico da Angelo Petracca, si aggira per le strade di una grigia Berlino. L'apparente non senso e quella sensazione di perenne sospensione ci descrive come certe cose, appunto “The Eyes”, gli occhi, sono ovunque e sempre ci raccontano. Ma in questi movimenti di danza, in una narrativa vicina ad un apparente ricordo e un finale sognante, ci rimanda al concept generale dell'album: un invito, questa volta, a chiudere gli occhi e lasciarsi andare all'incontro con l'altro. Una danza allegorica tra le strade cittadine, fra la gente, proprio a dimostrare quando si possa essere liberi se si lasciano le redini delle nostre vite, e si abbraccia la possibilità di lasciarsi piacevolmente sorprendere da qualcuno che per strada danza per se stesso.

 
 

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